Sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti
INFORMAZIONI GENERALI
Le sostanze per- e polifluoroalchiliche, conosciute anche con l’acronimo PFAS, sono un vasto gruppo di composti chimici di sintesi ampiamente diffusi, tanto che recentemente (2023) l’Unione europea ha fissato limiti massimi in alcuni alimenti di origine animale (carne, pesce ed uova) per quattro composti perfluoroalchilici. Queste molecole sono caratterizzate dalla presenza di legami carbonio-fluoro che sostituiscono i legami carbonio-idrogeno delle classiche sostanze organiche, conferendo ai PFAS interessanti proprietà, tra cui stabilità chimica e termica, impermeabilità all’acqua e ai grassi.
I PFAS sono stati prodotti per la prima volta negli anni quaranta del secolo scorso dall’azienda chimica DuPont fondata a Wilmington (Delaware, USA), la quale brevettò il politetrafluoroetilene (PTFE) conosciuto più comunemente come Teflon, polimero appartenente alla grande famiglia delle sostanze perfluorurate. Le due molecole cardine nel processo di sintesi dei polimeri sviluppati in quegli anni erano il PFOS (acido perfluoroottansolfonico) e il PFOA (acido perfluoroottanoico), composti perfluorurati con una catena a otto atomi di carbonio (C8) utilizzati sia come tali, sia nella produzione di altri composti. A partire dalla fine degli anni sessanta, l’impiego industriale di PFOS e PFOA si diffuse a tal punto che queste molecole sono entrate a far parte di molti prodotti di largo consumo tra i quali carte e imballaggi, pentole antiaderenti, tessuti, articoli medicali (impianti e protesi), schiume antincendio, semiconduttori, cavi e cablaggi.
Brevetto del Teflon, il polimero inventato nel 1938 dal chimico della DuPont Roy J. Plunkett
ESPOSIZIONE UMANA E RISCHI PER LA SALUTE
Oggi si contano migliaia di sostanze classificate come PFAS; le peculiarità chimiche e l’ampio utilizzo ne hanno favorito l’accumulo nell’ambiente, ponendo un serio rischio per la salute degli esseri viventi e dell’uomo tanto da essere definiti “forever chemicals” [1]. Sebbene alcuni PFAS siano stati prodotti su larga scala da oltre mezzo secolo, la loro ampia diffusione a livello globale venne documentata solo a partire dai primi anni 2000, quando si resero disponibili metodi di laboratorio in grado di determinarli a livello di tracce. A seguito di queste preoccupanti evidenze, sono stati effettuati molti studi atti a caratterizzare gli effetti dell’esposizione a queste molecole.
La principale fonte di esposizione per la popolazione è l’ingestione di acqua e alimenti contaminati. I PFAS vengono assorbiti rapidamente poiché si legano alle proteine del plasma e, essendo scarsamente metabolizzati dall’organismo, si accumulano e si ritrovano nel plasma, nel fegato e, in minor misura, nel rene. La loro eliminazione per via renale è molto lenta nell’uomo poiché, una volta filtrati, nelle urine subiscono un processo di riassorbimento che li riporta in circolo. Le attuali conoscenze concernenti gli effetti dei PFAS sulla salute derivano da studi condotti su animali e da indagini epidemiologiche su lavoratori dei siti produttivi di PFAS e su popolazioni esposte.
Gli studi sperimentali condotti prevalentemente su topo e ratto indicano che alcuni PFAS possono provocare alterazioni epatiche, della tiroide, del sistema immunitario, del sistema riproduttivo e dello sviluppo fetale, nonché alcuni tipi di neoplasie. Le principali ricerche sull’uomo sono state condotte negli Stati Uniti nell’ambito del progetto C8 Health Project [2], che ha riguardato circa 70.000 soggetti esposti a PFAS tramite l’acqua potabile in Ohio e in West Virginia a partire dagli anni cinquanta in quanto zone adiacenti a impianti industriali che utilizzavano PFAS. I ricercatori hanno concluso, sulla base dei propri risultati, di altri studi pubblicati e della valutazione dei dati tossicologici, che esiste una probabile associazione tra esposizione a PFOA e ipercolesterolemia, ipertensione in gravidanza e pre-eclampsia, disturbi della tiroide e alterazioni degli ormoni tiroidei, colite ulcerosa, tumore del rene e del testicolo. Nel 2023 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha dichiarato la cancerogenicità di PFOA e PFOS, definendo il primo come cancerogeno (Gruppo 1), mentre il secondo come possibile cancerogeno (Gruppo 2B).
NORMATIVE DELL’UNIONE EUROPEA E PARERI SCIENTIFICI DELL’AUTORITA' EUROPEA PER LA SICUREZZA ALIMENTARE (EFSA)
Analogamente a quanto fatto per altri contaminanti persistenti, l’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority, EFSA) nel 2008 ha emesso un primo parere scientifico su PFOA e PFOS, parere aggiornato nel 2018 e poi nel 2020. In questi documenti si fissano dei valori guida mediante la definizione di un’assunzione tollerabile settimanale (Tolerable Weekly Intake, TWI). A differenza dei contaminanti persistenti liposolubili come diossine o policlorobifenili, il bioaccumulo dei PFAS non è associato ai grassi, ma alla loro interazione con le proteine plasmatiche; questa caratteristica contribuisce a determinare gli alimenti prioritari per l’esposizione tramite la dieta. Va sottolineato che il parere scientifico del 2018 segnò un notevole passo in avanti rispetto alla precedente valutazione del rischio condotta dall’EFSA e ciò grazie alla disponibilità di studi epidemiologici che evidenziavano importanti effetti correlati all’assunzione cronica di PFOS e PFOA. I TWI identificati in tale parere risultarono, quindi, notevolmente inferiori rispetto a quelli dell’iniziale valutazione del 2008, rispettivamente di 81 e di 1750 volte per PFOS e PFOA. Nel 2020, l’EFSA ha emanato un nuovo parere dove, utilizzando una metodologia in grado di valutare gli effetti dell’esposizione simultanea a più sostanze (“approccio delle miscele”), ha fissato un TWI pari a 4.4 ng/kg di peso corporeo per la somma dei quattro PFAS più diffusi, ovvero PFOA, PFOS, acido perfluorononanoico (perfluorononanoic acid, PFNA) e acido perfluoroesansulfonico (perfluorohexanesulfonic acid, PFHxS). Su questa base, a partire dal primo gennaio 2023, sono stati stabiliti i limiti massimi per i quattro PFAS in molti alimenti di origine animale [3].
Per quanto riguarda la valutazione della contaminazione degli alimenti, il primo atto normativo risale al 2010 con la Raccomandazione 2010/161 [4] in cui veniva richiesto agli Stati membri di monitorare nel corso del biennio 2010-2011 la presenza di sostanze perfluoroalchiliche. Testualmente: “il controllo dovrebbe comprendere un’ampia varietà di prodotti alimentari che tenga conto delle abitudini di consumo anche di alimenti di origine animale come il pesce, la carne, le uova, il latte e i prodotti derivati, nonché di alimenti di origine vegetale, al fine di consentire una stima affidabile dell’esposizione. Inoltre si raccomanda agli Stati membri, ove possibile, di includere composti simili ai PFOS e PFOA, ma con catena di diversa lunghezza (C4-C15)”. Nel 2022, con un’altra Raccomandazione, la numero 1431, la Commissione europea ha chiesto di monitorare ben ventisette diversi PFAS tradizionali ed emergenti per il quadriennio 2022-2025 [7]. Infatti, per molti alimenti, sono ancora scarsi i dati disponibili ed è quindi necessario raccogliere ulteriori informazioni per un’ampia gamma di PFAS in un’ampia gamma di alimenti di largo consumo “tra cui frutta, ortaggi, radici e tuberi amilacei, alghe marine, cereali, frutta a guscio, semi oleosi, alimenti destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia, alimenti di origine animale, bevande analcoliche, vino e birra” [5]. Quest’attività analitica prelude ad ulteriori valutazioni del rischio da parte di EFSA.
PFAS TRADIZIONALI ED EMERGENTI
Una delle classificazioni comunemente utilizzate per i PFAS è collegata al periodo di immissione nel mercato e quindi alla loro diffusione nell’ambiente. Si parla, infatti, di PFAS tradizionali “legacy” quando ci si riferisce alle molecole costituite unicamente da catene da quattro a quindici atomi di carbonio (C4-C15) completamente fluorurate che presentano all’estremità un gruppo funzionale acido (carbossilico o solfonico), i cui esponenti più noti sono il PFOS e il PFOA. Questi PFAS sono stati i primi ad essere stati sintetizzati, immessi nel mercato, ritrovati nell’ambiente, studiati e, di conseguenza, regolamentati. A seguito delle restrizioni imposte dalle autorità dei paesi occidentali alla produzione e all’uso di PFOA e PFOS, negli ultimi 20-30 anni le aziende chimiche hanno sintetizzato nuove molecole ritenute più “ecosostenibili” e con un minor impatto sulla salute umana. Questi, per così dire, nuovi PFAS sono comunemente denominati come “emergenti”. I più noti sono GenX, ADONA, F-B53, ADV e cC6O4. Diversamente dai tradizionali, i PFAS emergenti contengono in genere degli eteroatomi, ovvero atomi diversi dal carbonio e dal fluoro, come azoto e ossigeno, ritenendo che questa modifica possa conferire loro una maggiore biodegradabilità e, quindi, un loro minore impatto ambientale e sanitario.
LABORATORI DELL'IZSUM CHE SI OCCUPANO DELL'ANALISI PFAS
Nel 2012, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche (IZSUM) “Togo Rosati” ha istituito presso la sua sede di Perugia il Centro Specialistico Sviluppo Metodi Analitici (C7SVMETA) con l’intento di avere un gruppo di professionisti impegnati nello sviluppo di metodi innovativi per l’analisi di contaminanti negli alimenti e nei mangimi. Tale scelta è stata effettuata per rispondere alle continue richieste del legislatore di determinare nuove sostanze che potrebbero rappresentare un rischio per la salute pubblica; le procedure sviluppate dal Centro sono poi trasferite e utilizzate dai Laboratori dell’Istituto che effettuano le analisi di routine previste dai Piani di controllo ufficiale. In questo contesto, il Centro ha anche messo a punto metodi per quantificare alcuni PFAS emergenti di particolare interesse come quelli elencati nella Raccomandazione 2022/1431 o implicati in episodi di contaminazione come quello di Spinetta Marengo in provincia di Alessandria. Il Centro ha anche partecipato a vari Progetti di Ricerca tra cui uno studio finanziato da INAIL sulla presenza di PFAS tradizionali ed emergenti all’interno dei siti di stoccaggio e trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) [7].
Il Laboratorio Contaminanti Organici, Inorganici e Biotossine della sede di Ancona dell’Istituto, invece, si occupa prevalentemente di effettuare le analisi ufficiali e già dal 2021 ha accreditato tre metodi per la determinazione di un gruppo di diciannove PFAS tradizionali (C4-C12) in alimenti di origine animale, vegetale e nei mangimi:
- PRT.S8CONTAN.001. Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti ad uso zootecnico mediante cromatografia liquida e spettrometria di massa tandem
- PRT.S8CONTAN.002. Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti mediante cromatografia liquida e spettrometria di massa tandem
- PRT.S8CONTAN.011. Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti di origine vegetale mediante cromatografia liquida e spettrometria di massa tandem
Con l’entrata in vigore (1° gennaio 2023) dei livelli massimi per i quattro PFAS sopra citati, il Ministero della Salute ha promulgato Piani volti sia alla verifica della conformità normativa sia alla raccolta di dati di prevalenza ai fini della valutazione dell’esposizione della popolazione. E’ quindi obbligatorio per i laboratori ufficiali essere dotati di strumentazione e metodi analitici in grado di quantificare con elevata selettività e sensibilità sia le sostanze per le quali esistono limiti di legge, sia quelle non ancora regolamentate per consentire un’adeguata analisi del rischio. A questo scopo la cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem è la tecnica di elezione. Uno spettrometro di massa tandem è un rivelatore in grado di determinare univocamente l’identità di un composto chimico mediante la sua frammentazione e la misura degli specifici frammenti molecolari. In particolare, per la determinazione dei PFAS tradizionali per cui sono disponibili in commercio i materiali di riferimento (standard), si usano prevalentemente strumentazioni con analizzatori di massa in bassa risoluzione; mentre, per indagini cosiddette untargeted, sono necessarie piattaforme più moderne dotate di analizzatori di massa in alta risoluzione. Le indagini untargeted sono volte ad individuare PFAS non ancora noti, visto l’utilizzo di molecole di cui non sempre è nota l’esatta struttura chimica [8]. I laboratori dell’Istituto possiedono apparecchiature dotate di spettrometri di massa sia in bassa che in alta risoluzione. Un esempio di un tracciato analitico relativo all’analisi di uova contaminate dai quattro PFAS regolamentati è riportato nella figura sottostante.
Esempio di esito strumentale dell’analisi di un campione di uova non contaminato e uno contaminato. La concentrazione dei quattro PFAS è valutata attraverso l’intensità dei segnali (picchi) ben visibili nei tracciati a destra.
REFERENTI
BIBLIOGRAFIA
- H. Brunn, G. Arnold, W. Körner, G. Rippen, K. Günter Steinhäuser, I. Valentin. PFAS: forever chemicals-persistent, bioaccumulative and mobile. Reviewing the status and the need for their phase out and remediation of contaminated sites. Environmental Sciences Europe, 2023, 35(20). https//doi.org/10.1186/s12302-023-00721-8
- The C8 Health Project: Design, Methods, and Participants. Environmental Health Perspectives. 2009, 117(12), 1873-1882. https://doi.org/10.1289/ehp.0800379
- Regolamento della Commissione (UE) 2023/915, Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 119, 103–157.
- Raccomandazione (UE) della Commissione 2022/1431, Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 221, 105-109.
- Raccomandazione (UE) della Commissione 2010/161, Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 68, 22-23.
- Rivista di Medicina Democratica N°240-241 luglio-ottobre 2018. https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=11114
- Progetto INAIL BRIC2019 ID13. Valutazione ambientale e impatto sanitario di inquinanti organici emergenti, quali ritardanti di fiamma bromurati, sostanze perfluoroalchiliche e inquinanti inorganici tossici, in ambienti di lavoro (CUP B94I19001570005).
- Washington, J.W., Rosal, C.G., McCord, J.P., Strynar, M.J., Lindstrom, A.B., Bergman, E.L., et al., 2020. Nontargeted mass-spectral detection of chloroperfluoropolyether carboxylates in New Jersey soils. Science 368 (6495), 1103-1107. doi: 10.1126/science.aba7127
LEGISLAZIONE E PARERI EFSA
- Raccomandazione della Commissione (UE) 2010/161 del 17 marzo 2010 relativa al controllo della presenza di sostanze perfluoroalchiliche negli alimenti. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 68, 22–23.
- Regolamento (UE) 2023/915 della Commissione del 25 aprile 2023 relativo ai tenori massimi di alcuni contaminanti negli alimenti e che abroga il regolamento (CE) n. 1881/2006. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 119, 103–157.
- Raccomandazione della Commissione (UE) 2022/1431 del 24 agosto 2022 relativa al monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche negli alimenti. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 221, 105-109.
- European Food Safety Authority. EFSA-Q-2004-163. Perfluorooctane sulfonate (PFOS), perfluorooctanoic acid (PFOA) and their salts. Scientific Opinion of the Panel on Contaminants in the Food chain. The EFSA Journal, 2008, 653, 1-131.
- European Food Safety Authority. EFSA-Q-2011-00227. Scientific Report of EFSA. Perfluoroalkylated substances in food: occurrence and dietary exposure. The EFSA Journal, 2012, 10(6), 1-55.
- European Food Safety Authority. EFSA-Q-2015-00526. Scientific Opinion: Risk to human health related to the presence of perfluorooctane sulfonic acid and perfluorooctanoic acid in food. The EFSA Journal, 2018, 16(12), e05194.
- European Food Safety Authority. EFSA-Q-2019-00162. Technical Report: Outcome of a public consultation on the draft risk assessment of perfluoroalkyl substances in food. The EFSA Supporting Publications, 2020, 17(9), 1931E.
PIANO NAZIONALE CONTAMINANTI AMBIENTALI E INDUSTRIALI NEGLI ALIMENTI (Ministero della Salute)
PUBBLICAZIONI DELL'IZSUM
C. Barola, S. Moretti, D. Giusepponi, F. Paoletti, G. Saluti, G. Cruciani, G. Brambilla, R. Galarini. “A liquid chromatography-high resolution mass spectrometry method for the determination of thirty-three per-and polyfluoroalkyl substances in animal liver.” Journal of Chromatography A, 2020, 1628, 461442. doi: 10.1016/j.chroma.2020.461442.
A. Stramenga, T. Tavoloni, T. Stecconi, R. Galarini, M. Giannotti, M. Siracusa, M. Ciriaci, S. Bacchiocchi, A. Piersanti. “Perfluoroalkyl and polyfluoroalkyl substances (PFASs): An optimized LC-MS/MS procedure for feed analysis.” Journal of Chromatography B, 2021, 1186, 123009. doi: 10.1016/j.jchromb.2021.123009.
S. Moretti, C. Barola, D. Giusepponi, F. Paoletti, A. Piersanti, O. Tcheremenskaia, G. Brambilla, R. Galarini. “Target determination and suspect screening of legacy and emerging per- and poly-fluoro poly-ethers in wild boar liver, in Italy.” Chemosphere, 2023, 312(1), 137214. doi: 10.1016/j.chemosphere.2022.137214.
T. Tavoloni, A. Stramenga, T. Stecconi, S. Gavaudan, L. Moscati, G. Sagratini, M. Siracusa, M. Ciriaci, A. Dubbini, A. Piersanti. “Brominated flame retardants (PBDEs and HBCDs) and perfluoroalkyl substances (PFASs) in wild boars (Sus scrofa) from Central Italy.” Science of The Total Environment, 2023, 858(1), 159745. doi: 10.1016/j.scitotenv.2022.159745.
C. Barola, E. Bucaletti, S. Moretti, F. Buiarelli, G. Simonetti, F. Lucarelli, L. Goracci, S. Lorenzetti, P. Di Filippo, D. Pomata, C. Riccardi, R. Galarini. “Untargeted screening of per- and polyfluoroalkyl substances (PFASs) in airborne particulate of three Italian e-waste recycling facilities” Separations, 2023, 10(11), 547. doi.org/10.3390/separations10110547
T. Stecconi, T. Tavoloni, A. Stramenga, S. Bacchiocchi, C. Barola, A. Dubbini, R. Galarini, S. Moretti, G. Sagratini, A. Piersanti. “A LC-MS/MS procedure for the analysis of 19 perfluoroalkyl substances in food fulfilling recent EU regulations requests.” Talanta, 2024, 266(2), 125054. doi: 10.1016/j.talanta.2023.125054.
T. Stecconi, A. Stramenga, T. Tavoloni, S. Bacchiocchi, M. Ciriaci, F. Griffoni, P. Palombo, G. Sagratini, M. Siracusa, A. Piersanti. “Exploring Perfluoroalkyl Substances (PFASs) in Aquatic Fauna of Lake Trasimeno (Italy): Insights from a Low-Anthropized Area.” Toxics, 2024, 12(3), 196. doi.org/10.3390/toxics12030196
S. Moretti, G. Brambilla, F. Maffucci, C. Barola, E. Bucaletti, S. Hochscheid, S. Canzanella, R. Galarini, M. Esposit. “Occurrence and pattern of legacy and emerging per- and Poly-FluoroAlkyl substances (PFAS) in eggs of loggerhead turtle Caretta caretta from western Mediterranean.” Environmental Pollution, 2024, 343, 123257. doi: 10.1016/j.envpol.2023.123257
E. Bucaletti, C. Barola, R. Galarini. “Chloroperfluoropolyether carboxylate compounds: A review.” Chemosphere, 2024, 357, 142045. doi: 10.1016/j.chemosphere.2024.142045.
S. Moretti, S. Castellini, C. Barola, E. Bucaletti, C. Petroselli, R. Selvaggi, M. Galletti, D. Cappelletti, R. Galarini. “Determination of Perfluorinated and Polyfluorinated Alkyl Substances (PFASs) in PM10 Samples: Analytical Method, Seasonal Trends, and Implications for Urban Air Quality in the City of Terni (Central Italy)” Separations, 2024, 11(2), 42. doi.org/10.3390/separations11020042
Elementi correlati
Anisakiasi
Anomalie congenite del bovino a carattere ereditario
Antibiotico-resistenza
Border Disease (BD)
Brucellosi
Campylobacteriosi
Chikungunya
Dengue
Diarrea Virale Bovina (BVD)
Echinococcosi
Encefalite da zecche (TBE)
Epatite E
Escherichia Coli (STEC/VTEC)
Febbre emorragica del Congo - Crimea o Crimean Congo haemorrhagic fever (CCHF)
IBR - Rinotracheite infettiva del bovino
Infezioni da Streptococcus suis
Le infezioni da Aeromonas spp. nei pesci – Guida rapida per la diagnosi di laboratorio
LEB - Leucosi Bovina Enzootica
Leishmaniosi
Leptospirosi
Listeriosi
Malattia di Lyme
Malattia di test
Molluschi Bivalvi Vivi
Morso da Zecche
Mpox
Peste Suina Africana
Peste Suina Classica
PESTICIDI PER e POLI FLUOROALCHILICI (Forever Pesticides)
Rabbia
Salmonellosi
Shelf life
Sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti
Trichinellosi
West Nile Disease
Yersiniosi
Zika
Centro di Farmacovigilanza
Centro di Referenza Nazionale Controllo Microbiologico Chimico Molluschi Bivalvi
Centro di Referenza Nazionale per la Rinotracheite Infettiva del Bovino (IBR)
Centro di Referenza Nazionale per lo studio dei retrovirus correlati alle patologie infettive dei ruminanti
Centro di Referenza Nazionale per lo studio delle malattie da Pestivirus e da Asfivirus
Centro di Rierimento Bi-regionale TSE
Centro di Riferimento Bi-regionale animali selvatici e sinantropi
Centro di Riferimento Bi-regionale di Entomologia e Malattia da Vettori (AN)
Centro di Riferimento Bi-Regionale di Ittiopatologia (TR)
Centro di Riferimento Regionale Patogeni Enterici Marche
Centro di Riferimento Regionale Patogeni Enterici Umbria
Centro Regionale Gestione Piattaforme Informatiche Sorveglianza Sanitaria
Centro Specialistico di Immunogenetica
Centro Specialistico Produzione Reagenti Diagnostici e Sviluppo Test Immunologici
Centro Specialistico Sviluppo e Sperimentazione Presidi Immunizzanti e Reagenti Diagnostici
Centro Sviluppo Metodi Analitici
Collegio dei Revisori dei Conti
Consiglio di Amministrazione
Direttore Generale
Direzione Amministrativa
Direzione Generale
Direzione Sanitaria
Stabulario e Sperimentazione Animale
U. O. Complessa Centri di Referenza Nazionali
U. O. Complessa Chimica
U. O. Complessa Controllo Alimenti Marche
U. O. Complessa Controllo Alimenti Umbria
U. O. Complessa Diagnostica Generale Marche
U. O. Complessa Diagnostica Generale Umbria
U. O. Complessa Officina Farmaceutica
U. O. Complessa Ricerca e Sviluppo
U. O. Semplice Laboratorio Bi-regionale Controllo Alimenti e supporto Imprese Alimentari
U.O. Complessa Governo della Domanda e Coordinamento Organizzativo Marche
U.O. Complessa Governo della Domanda e Coordinamento Organizzativo Umbria
U.O. Semplice Affari Generali e Legali
U.O. Semplice Laboratorio Batteriologia Speciale
U.O. Semplice Laboratorio Biologia Molecolare Speciale
U.O. Semplice Laboratorio Biregionale Diagnostico Latte
U.O. Semplice Laboratorio Contaminanti Organici, Inorganici e Biotossine
U.O. Semplice Laboratorio Controllo Alimenti Ancona
U.O. Semplice Laboratorio Controllo Alimenti Perugia e Terni
U.O. Semplice Laboratorio Controllo Alimenti Pesaro
U.O. Semplice Laboratorio di Biotecnologie Applicate alla Sicurezza Alimentare
U.O. Semplice Laboratorio di Bromatologia
U.O. Semplice Laboratorio Diagnostica Ancona
U.O. Semplice Laboratorio Diagnostica Grandi Piani Fermo
U.O. Semplice Laboratorio Diagnostica Perugia
U.O. Semplice Laboratorio Diagnostica Terni
U.O. Semplice Laboratorio Diagnostica Tolentino
U.O. Semplice Laboratorio Istopatologia Veterinaria e Comparata
U.O. Semplice Laboratorio Nazionale Referenza Controllo Batteriologico Molluschi Bivalvi
U.O. Semplice Laboratorio Nazionale Referenza Pesti Suine (PSC - PSA)
U.O. Semplice Laboratorio Pesticidi, Micotossine e Tossine Vegetali
U.O. Semplice Laboratorio Residui di Farmaci e Anabolizzanti
U.O. Semplice Laboratorio Sierologia
U.O. Semplice Laboratorio Virologia Speciale
U.O. Semplice Provveditorato ed Economato
U.O. Semplice VD Accettazione Marche
U.O. Semplice VD Accettazione Umbria
U.O.S Laboratorio Produzione Vaccini
U.O.Semplice Flussi Informativi Sanitari Anagrafe
U.O.Semplice Gestione Risorse Economiche e Finanziarie
U.O.Semplice Gestione Risorse Umane
U.O.Semplice Laboratorio Diagnostica Pesaro
U.O.Semplice VD Formazione, Centro Documentazione Scientifica
U.O.Semplice VD Osservatorio Epidemiologico
U.O.Semplice VD Sistemi Informatici
Ufficio Segreteria Generale
Ufficio Servizio Prevenzione e Protezione
Unità di Supporto Produzione Terreni Colturali
UOC Staff della Direzione Strategica
UOS Laboratorio Bi-regionale Controllo Alimenti e supporto alle imprese Alimentari
UOS Laboratorio Diagnostica Specialistica e Benessere Animale
UOS.VD Politiche della Qualità
03/04/2026
Nuove assunzioni per il potenziamento delle funzioni tecnico-scientifiche dell’Ente
Il Direttore Generale ha il piacere di comunicare l’assunzione di ulteriori tre collaboratori tecnici professionali...
02/04/2026
Sostenibilita', prevenzione e custodia del territorio - 28 marzo Sala Congressi di Umbria Fiere...
La giornata, all’interno della manifestazione Agriumbria, è stata organizzata dal dr. Salvatore Macrì...
12/03/2026
Focus cooperazione internazionale: al convegno sul tema il contributo delle istituzioni arabe...
Il Direttore Generale Vincenzo Caputo ha il piacere di comunicare che in occasione del Convegno sulla Cooperazione Internazionale,...
09/03/2026
Aggiornamento sulla refertazione dei metodi microbiologici mediante tecnica immunoenzimatica...
Si informa che, relativamente all’impiego dei metodi alternativi validati con tecnica immunoenzimatica ELFA (screening)...
04/03/2026
Sanita' animale e cooperazione internazionale: l'impegno dell'IZSUM al centro dell'incontro...
Il Direttore Generale Vincenzo Caputo ha il piacere di comunicare la grande partecipazione e l’elevato livello scientifico...
18/02/2026
Progetto WOAH "ASF-AID": workshop tecnici e avvio operativo delle attivita' nei Balcani
Il Direttore Generale Vincenzo Caputo ha il piacere di comunicare che dal 1° al 6 febbraio scorsi si è svolta...
X WORKSHOP ANNUALE SUL CONTROLLO SANITARIO DEI MOLLUSCHI BIVALVI VIVI Patogeni...
Corso FAD "INFLUENZA AVIARE: SORVEGLIANZA E INTERVENTI DI PREVENZIONE NEI...
Corso FAD "INFLUENZA AVIARE: PREVENZIONE E SORVEGLIANZA IN ALLEVAMENTO"
Corso FAD - PESTE SUINA AFRICANA: ASPETTI DI BIOSICUREZZA PER LA GESTIONE...
SEMINARIO ECM - I RISULTATI DELLE RICERCHE CORRENTI DELL'IZSUM CONCLUSE...
SEMINARIO ECM “I RISULTATI DELLE RICERCHE CORRENTI DELL'IZSUM CONCLUSE...
Che cos'è la peste suina africana?
È una infezione virale che colpisce i suini domestici e selvatici, non trasmissibile all’uomo. È una malattia altamente infettiva e spesso mortale per gli animali colpiti, sostenuta da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus.
Questo virus è incapace di stimolare la formazione di anticorpi neutralizzanti, fattore che rende estremamente complicata la preparazione di un vaccino.
Come posso generare numeri casuali?
L'Istituto mette a disposizione un'applicazione web che consente la generazione di numeri casuali accessibile al seguente link.
Domanda su sigla
Risposta
Come faccio a convertire coordinate GPS?
Puoi utilizzare il seguente strumento free disponibile on-line al seguente link.
Quando è comparsa la peste suina africana e dove è diffusa?
La malattia è stata scoperta in Africa nel 1921 e qualche decennio dopo è stata segnalata in Europa (Portogallo 1957, 1960-1994; Spagna 1960-1995; Francia 1964; Italia 1967, 1969, 1978; Russia 1977; Malta 1978; Belgio 1985; Olanda 1986) e anche in America (Cuba 1971, 1980; Brasile 1978; Repubblica Dominicana 1978; Haiti 1979).
Fino alla fine degli anni ’90 la PSA è stato un pericolo sottostimato. In quel periodo, l’infezione era stata eradicata da diversi territori (es. America Latina, Europa occidentale) e la Regione Sardegna era l’unica area ancora endemica fuori dal continente africano.
Nel 2007 l’infezione è stata segnalata nel Caucaso provocando immediatamente l’allarme degli esperti a livello internazionale. In quest’area, la malattia ha trovato le condizioni ideali per diffondersi, non solo nella fitta rete di allevamenti familiari caratterizzati da uno scarso livello di biosicurezza, ma anche nella popolazione di cinghiali. L’infezione si è rapidamente estesa verso Nord interessando progressivamente la Federazione Russa e diverse altre repubbliche appartenenti all’ex Unione Sovietica fino a coinvolgere anche stati membri dell’Unione Europea, tra cui Polonia, Germania, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Grecia, Lituania, Romania, Ungheria, Bulgaria: ad oggi sono stati registrati migliaia di focolai negli allevamenti di suini domestici e nei cinghiali selvatici.
Il 7 gennaio 2022 il Centro di Referenza Nazionale per lo studio delle malattie da Pestivirus ed Asfivirus dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e Marche ha confermato la positività in un cinghiale trovato morto in Piemonte, nel Comune di Ovada, in provincia di Alessandria. A maggio 2022 casi di malattia sono stati riscontrati in Lazio, in provincia di Roma, incluso un focolaio in un piccolo allevamento sito in zona infetta, e maggio 2023 anche in Calabria e Campania sono state ritrovate alcune carcasse infette, rispettivamente in Provincia di Reggio Calabria e Salerno. Nella provincia di RC sono stai coinvolti dall’infezione anche due piccoli allevamenti domestici.
Come si trasmette la malattia?
La PSA è una malattia altamente infettiva e diffusiva. I suini ed i cinghiali si contagiano attraverso:
- contatto con animali infetti, compreso il contatto tra suini che pascolano all’aperto e cinghiali selvatici
- ingestione di carni o prodotti a base di carne di animali infetti: scarti di cucina, broda a base di rifiuti alimentari e carne di cinghiale selvatico infetta (comprese le frattaglie)
- contatto con qualsiasi oggetto contaminato dal virus, come abbigliamento, veicoli e altre attrezzature
- morsi di zecche infette. Questa è una modalità di trasmissione di minore rilevanza in Europa, in quanto la specie di zecca interessata (O. erraticus) non è presente in maniera uniforme in tutto il continente (S. Costard et al. 2013)
La circolazione di animali infetti, i prodotti a base di carne di maiale contaminata e lo smaltimento illegale di carcasse sono le modalità più rilevanti di diffusione della malattia.
Il virus è dotato di una buona resistenza in ambiente esterno e può rimanere vitale anche fino a 100 giorni sopravvivendo all'interno dei salumi per alcuni mesi o resistendo alle alte temperature. Nel sangue prelevato è rilevabile fino a 18 mesi.
La PSA è una malattia pericolosa per l'uomo?
No. Questa malattia non è trasmissibile all’uomo né attraverso il contatto diretto con animali malati, né tramite alimenti di origine suina. L’uomo può però essere veicolo di trasmissione del virus attraverso la contaminazione di veicoli, indumenti, attrezzature, cibo di origine o contenente carne suina, anche stagionata.
Perché è importante controllare la PSA?
La malattia, pur non rappresentando un pericolo sanitario per l’uomo, è causa di un importante impatto socio-economico nei Paesi colpiti in quanto è causa di ingenti perdite a carico del settore zootecnico suinicolo.
Le norme europee, al fine di eradicare e controllare la diffusione della malattia, prevedono l’abbattimento dei suini domestici in cui è stato riscontrato il focolaio e il blocco delle movimentazioni e commercializzazione al di fuori dell’area infetta, compresa l’esportazione, dei prodotti a base di carne suina provenienti dalle aree focolaio.
Basti pensare al potenziale danno economico conseguente all’esportazione dei prosciutti e di altri salumi ed insaccati italiani riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.
Quali sono i segni e i sintomi della peste suina africana?
I sintomi principali negli animali colpiti sono:
- febbre
- perdita di appetito
- debolezza del treno posteriore con conseguente andatura incerta
- difficoltà respiratorie e secrezione oculo-nasale
- costipazione
- aborti spontanei
- emorragie interne
- emorragie evidenti su orecchie e fianchi
La presenza del virus nel sangue (viremia) dura dai 4 ai 5 giorni; il virus circola associato ad alcuni tipi di cellule del sangue, causando la sintomatologia che conduce inevitabilmente al decesso dell’animale, spesso in tempi rapidissimi.
Gli animali che superano la malattia possono restare portatori del virus per circa un anno, giocando dunque un ruolo fondamentale per la persistenza del virus nelle aree endemiche e per la sua trasmissione.
Il virus è dotato di una buona resistenza in ambiente esterno e può rimanere vitale anche fino a 100 giorni sopravvivendo all'interno dei salumi per alcuni mesi o resistendo alle alte temperature. Nel sangue prelevato è rilevabile fino a 18 mesi.
Che differenza c'è tra peste suina africana e la peste suina classica?
Si tratta di due malattie che colpiscono i suini, portate da due virus diversi. L’agente eziologico della PSA è un virus a DNA a doppia elica, appartenente alla famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus.
La PSC è invece portata da un virus a RNA a singola elica, appartenente alla famiglia Flaviviridae, genere Pestivirus.
La sintomatologia nelle forme acute è uguale nelle due malattie e per tale motivo, appena si riscontrano sintomi sospetti nei suini allevati è necessario informare il servizio veterinario competente per il territorio al fine di procedere con gli opportuni accertamenti diagnostici.
Cosa si deve fare per evitare l'ingresso della peste suina africana in un allevamento di suini?
Al fine di evitare l’ingresso della malattia in un allevamento si devono applicare le norme di biosicurezza previste nel Piano nazionale, la sorveglianza passiva nel settore domestico e nel selvatico.
Nel Piano si fa particolare riferimento alle possibilità di contatto con i selvatici, responsabili del mantenimento del virus nell’ambiente e della sua diffusione, in virtù delle grosse distanze che i gruppi di cinghiali sono in grado di coprire anche giornalmente e in riferimento alle operazioni di pulizia e disinfezione in azienda, alla corretta gestione delle norme igienico-sanitarie del personale, etc.
Cosa devo fare se trovo una carcassa di cinghiale?
È fondamentale informare il servizio veterinario dell’ASL competente sul territorio o della Polizia Provinciale o Municipale in modo che possano essere attivate le procedure diagnostiche ed allo smaltimento della carcassa in sicurezza.
È fondamentale non spostare la carcassa.
Cosa devo fare per evitare di diffondere, in modo inconsapevole, il virus nel territorio?
È indispensabile adottare una serie di comportamenti corretti e di precauzioni per prevenire la diffusione della malattia. Li riportiamo sinteticamente indirizzati a diverse tipologie di utenti.
Per tutti:
- non portare in Italia dalle zone infette (del nostro o di altri Paesi dell’Unione Europea o Paesi Terzi) prodotti a base di carne suina o di cinghiale, quali, ad esempio, carne fresca e carne surgelata, salsicce, prosciutti, lardo, che non siano etichettati con bollo sanitario ovale
- smaltire i rifiuti alimentari, di qualunque tipologia, in contenitori idonei e chiusi e non somministrarli per nessuna ragione ai suini domestici o ai cinghiali
- non lasciare rifiuti alimentari in aree accessibili ai cinghiali
- informare tempestivamente i servizi veterinari del ritrovamento di una carcassa di cinghiale
Per i cacciatori:
- pulire e disinfettare le attrezzature, i vestiti, i veicoli e i trofei prima di lasciare l’area di caccia
- eviscerare i cinghiali abbattuti solo nelle strutture designate
- evitare i contatti con maiali domestici dopo aver cacciato
Per gli allevatori:
- rispettare le norme di biosicurezza, in particolare il cambio di abbigliamento e calzature quando si entra o si lascia l’allevamento e scongiurare i contatti anche indiretti con cinghiali o maiali di altri allevamenti
- notificare tempestivamente ai servizi veterinari sintomi riferibili alla PSA e episodi di mortalità anomala
È possibile scaricare le locandine con le indicazioni per gli allevatori, i turisti, i cacciatori e i veterinari.
E' disponibile un vaccino efficace contro il virus della peste suina africana?
No. Al momento attuale non sono disponibili vaccini efficaci in quanto il virus non stimola la produzione anticorpi neutralizzanti. Questo comporta necessariamente l’applicazione di misure importanti al fine di evitare la diffusione del virus, soprattutto tra gli allevamenti suinicoli.
Sono disponibili farmaci per la prevenzione e il trattamento della peste suina africana?
No, non esistono trattamenti specifici per la cura della PSA nei suini colpiti.
Per evitare la diffusione della malattia in allevamenti indenni, devono essere applicate le misure previste dalle norme unionali e nazionali.
Vi sono restrizioni nei Paesi nei quali è presente la peste suina africana?
In alcuni Paesi in cui la PSA è molto diffusa sussiste il divieto di uscita e di ingresso di prodotti alimentari a base di carne suina al seguito dei passeggeri. Si consiglia, soprattutto per i viaggi nei Paesi terzi, di informarsi presso le ambasciate sulla possibilità di trasporto di prodotti alimentari contenenti carni suine.
E' sicuro mangiare carne o prodotti alimentari contenenti carne suina?
I prodotti a base di carne suina possono essere consumati in sicurezza, in quanto il virus della peste PSA non è trasmissibile all’uomo. Tuttavia i rifiuti devono essere correttamente smaltiti.
Va sottolineato che nella Unione europea, a seguito della notifica di focolai di PSA negli allevamenti, è prevista l’attuazione di strette misure di controllo, che vanno dall’abbattimento e distruzione dei suini, all’istituzione di zone infette intorno ai focolai, sia nel settore domestico che nei cinghiali, dove sono vietate le movimentazioni in entrata e in uscita di animali e prodotti, compresi i sottoprodotti, a meno di specifico trattamento volto ad eliminare la presenza del virus, eseguito in stabilimenti autorizzati.
La movimentazione di suini vivi e prodotti suini, inclusi i sottoprodotti, è consentita in deroga e solo previa esecuzione favorevole di rigidi controlli sanitari. Inoltre, al di fuori delle zone infette, i suini inviati al macello vengono sottoposti a visite pre-macellazione (visita ante-mortem) e post-macellazione (visita post-mortem) che assicurano in caso di sospetto l’eliminazione degli animali dalla catena alimentare.
Come si possono preparare in sicurezza le carni suine?
Premesso che la PSA non costituisce un pericolo sanitario per le persone, è buona norma igienico-sanitaria, al fine di evitare contaminazioni anche con patogeni comuni, separare sempre la carne cruda dai cibi cotti o pronti da consumare.
Non utilizzare lo stesso tagliere o lo stesso coltello per carne cruda e altri alimenti e non riporre la carne cotta sullo stesso piatto o sulla stessa superficie su cui si trovava prima della cottura. Dopo aver maneggiato carne cruda, lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone.
Non mangiare carne suina cruda o poco cotta.
Il virus negli escrementi contaminati per quanto tempo rimane attivo?
In generale, il virus è dotato di una buona resistenza in ambiente esterno e può rimanere vitale anche fino a 100 giorni sopravvivendo all'interno dei salumi per alcuni mesi o resistendo alle alte temperature.
Si riportano schematicamente alcuni dati sulla resistenza del virus:
- Radiazioni UV: sensibile
Temperatura:
- -80°C: resiste per molti anni (sangue) con titolo invariato
- -40°C: 14 mesi (sangue) con titolo diminuito
- -20°C: 9 mesi (sangue) con titolo diminuito
- +4°C: (nella carne) 17 - 33 gg
- +37°C: (nel siero) 18 giorni
- +56°C x 30 minuti: diminuzione del titolo
- +63°C x 50 minuti: (nel sangue) inattivazione.
- In disinfettanti comuni; agenti ossidanti, acidi diluenti, alogeni (cloruro, iodio), ecc., si inattiva rapidamente
Resistenza in condizioni naturali
Permanenza in:
- feci: 2 gg.
- organi in decomposizione: 3 - 4 gg.
- sangue e midollo osseo: 15 gg.
Persistenza nei prodotti stagionati:
- prosciutto: 188 gg.
- salami: 60 - 75 gg.
- carne affumicata: 25 - 90 gg
In caso di focolai di PSA è consentita la caccia?
Nel caso in cui si verifichino focolai di PSA la normativa comunitaria prevede la sospensione della caccia nelle aree infette, per il maggior rischio di diffusione della malattia attraverso le movimentazioni degli animali selvatici spaventati dall’attività venatoria e per mezzo del trasporto del virus mediante mezzi di trasporto, attrezzi, indumenti, scarpe ed animali cacciati.
Tale misura ha l’obiettivo evitare la diffusione del virus nell'ambiente e di ridurre il rischio di ingresso del virus negli allevamenti di suini.
Cosa fare in caso di comparsa di sintomi di malattia nei suini domestici o di mortalità di suini negli allevamenti?
- avvertire immediatamente il servizio veterinario della ASL
- non avvicinarsi alle carcasse e non consentire a nessuno di avvicinarsi
- non portare fuori dall'allevamento animali ed oggetti
- attendere l'intervento del Servizio veterinario della ASL per l'adozione dei provvedimenti stabiliti dalle norme unionale e nazionali
Gli allevamenti familiari costituiscono un periocolo nella diffusione della peste suina africana?
Gli allevamenti privati di suini per autoconsumo rappresentano comunque un rischio di diffusione del virus nell’ambiente e di contagio.
È necessario impedire che animali selvatici vengano a contatto con gli animali allevati, soprattutto se questi sono allevati anche all’aperto, mediante recinzioni e altre misure previste nel Piano Nazionale di Sorveglianza per la PSA.
I cani e i gatti che hanno accesso agli allevamenti suinicoli non rappresentano un pericolo; tuttavia è opportuno evitare che vengano a contatto con i suini per escludere precauzionalmente che possano diventare un veicolo passivo di trasmissione della malattia ad altri allevamenti o di portare il virus all’interno dell’allevamento interessato.
È, inoltre, buona norma osservare il comportamento degli animali e segnalare qualsiasi sintomo anomalo al Servizio veterinario.
A chi compete la rimozione di cinghiali rinvenuti morti nel territorio?
Quando si rinviene, anche a seguito di incidente, la carcassa di un cinghiale si deve informare il servizio veterinario dell’ASL competente sul territorio o della Polizia Provinciale o Municipale in modo che possano essere attivate le procedure diagnostiche e di smaltimento della carcassa in sicurezza.
Cosa fare se muore un suino in un allevamento rurale?
La morte di un singolo animale in un allevamento potrebbe non essere significativa ai fini di sospetto di PSA. Tuttavia, visto il riscontro della malattia in un cinghiale in provincia di Alessandria (Piemonte) il 7 gennaio scorso, il livello di allerta soprattutto nelle zone adiacenti l’area infetta ed in alcuni territori ad elevata vocazione allevatoriale suinicola è incrementato, e pertanto il decesso anche di un singolo animale o la comparsa di sintomi sospetti occorre effettuare segnalazione al Servizio veterinario della ASL al fine di procedere con gli opportuni accertamenti diagnostici e l’applicazione delle misure di prevenzione previste.
E' opportuno provvedere a disfarsi dei suini posseduti uccidendoli o abbandonandoli?
Chi possiede suini entro le 4 unità deve segnalare il possesso al Comune di appartenenza.
Disfarsi degli animali uccidendoli o abbandonandoli è un comportamento perseguibile penalmente in quanto sottrae gli animali ai controlli sanitari, qualora si rendessero necessari. (Articolo 500 del Codice Penale)
E' obbligatorio per chi possiede un piccolo allevamento rurale di suini registrarlo alla ASL di appartenenza?
La normativa nazionale prevede l’obbligo di registrare, presso il Servizio Veterinario dell’Asl, la detenzione di specie suina sia per scopi di allevamento commerciale, che rurale, per autoconsumo e hobbistico.
Infatti, tutte le aziende in cui sono allevati o custoditi maiali o cinghiali, inclusi gli allevamenti familiari che detengono anche un solo capo da ingrasso per autoconsumo devono essere registrate nella Banca Dati Nazionale (BDN).
Gli animali in azienda devono essere identificati entro 70 giorni dalla nascita e comunque prima di lasciare l’azienda. Per l’identificazione l’allevatore applica un tatuaggio sul padiglione sinistro riportante il codice dell’azienda di nascita. È possibile, in aggiunta al tatuaggio, applicare una marca auricolare al padiglione destro con lo stesso codice. Se il tatuaggio non è più leggibile, l’allevatore deve tatuare nuovamente l’animale.
Esiste una normativa per la sicurezza degli allevamenti biologici?
Gli allevamenti biologici sono sottoposti agli stessi controlli sanitari previsti per le altre tipologie di allevamento; il rispetto di disciplinari di produzione biologica non rappresenta un elemento di maggiore sicurezza sanitaria; la normativa in materia di sicurezza alimentare è la stessa per tutte le filiere produttive siano esse a carattere tradizionale, rurale, industriale o biologico ecc.
Gli allevamenti biologici con animali allevati all’aperto sono maggiormente a rischio di contrarre la malattia dai cinghiali e per questo motivo devono prendere tutti gli accorgimenti necessari per limitare questo rischio, installando ad esempio doppie reti.
Quali controlli vengono effettuati sui suini?
L'allevamento suinicolo deve essere sottoposto a controllo da parte del servizio veterinario dell’ASL di competenza per il territorio, almeno una volta nell’ambito del ciclo produttivo. Il controllo comprende l'esame dei registri dell'allevatore, e, se del caso, esami complementari, oltre a prelievi di campioni d'acqua e di mangimi. Al macello, i suini devono subire una visita sanitaria ante mortem da parte di un veterinario ufficiale (il veterinario ASL). Una volta macellati, il veterinario ufficiale sottopone le carcasse ad un’ulteriore ispezione (ispezione post-mortem) durante la quale, a sondaggio o comunque in caso di fondato sospetto, può procedere al prelievi di campioni per la ricerca, ad esempio, di residui di sostanze ad azione farmacologica oppure di patogeni. Anche negli stabilimenti che lavorano ulteriormente le carni di suini il veterinario ufficiale deve garantire la sorveglianza ed il controllo sulla lavorazione delle carni stesse, nonché deve assicurare il controllo dell'igiene generale dello stabilimento ed il controllo del registro di entrata e di uscita delle carni.
Le carni che il veterinario ufficiale ritiene possano rappresentare un rischio per la salute umana, o anche per salute degli altri animali (problemi di sanità animale), sono sequestrate per essere sottoposte ad ulteriori accertamenti.